Rossi: la mia scelta più difficile.

Sarebbe bello entrare nella testa di Valentino per cercare di scoprire i suoi veri pensieri. Come nel film “Essere John Malkovich” potere mettersi nei suoi panni per anche solo poche ore e avere la sicurezza di cosa deciderà il Dottore per quanto riguarda il suo futuro. Certe possibilità però sono possibili solo nella magia del cinema e per ora bisogna accontentarsi di sapere che questo “è uno dei momenti più difficili della mia carriera, da questa decisione dipenderanno i miei ultimi anni in MotoGP”, per usare le sue parole.

    Sul tavolo numero 46 ci sono tre offerte, da Ducati, Yamaha e Honda, e “ognuna di queste presenta aspetti negativi e positivi che devono essere vagliati e soppesati attentamente” spiega. Un ritorno a Tokyo sembra l’opzione meno probabile e Rossi preferisce parlare delle due rimanenti. Incominciamo dal rimanere a Borgo Panigale. “Audi e Ducati mi vogliono e questo per me è già un onore – sottolinea – L’entrata di Volkswagen cambierà molte cose, hanno entusiasmo e stiamo parlando di uno dei gruppi più grandi del mondo che si impegnerà per riuscire a vincere”.

    Fin qui le buone notizie, le cattive sono che non può avere sicurezze sulla competitività della sua moto e che “ci sarà molto da lavorare, inoltre per decidere se restare mancano ancora dettagli importanti” continua. La trattativa è in quella che Valentino descrive come “una prima fase. Dal punto di vista tecnico mi mancano dei particolari da chiarire, ma non voglio intromettermi su quali saranno gli scenari futuri del reparto corse”. Significa che il Dottore non vuole estromettere Preziosi dalla guida, come si era mormorato. “Secondo me Filippo è un bravo ingegnere – specifica – Toccherà ad Audi decidere cosa fare per migliorare”. Per quanto riguarda i presunti contatti dell’azienda con l’ex Yamaha Masao Furusawa, arriva un’altra smentita: “non ho parlato direttamente con lui – afferma – ma tutti in Ducati mi ha detto che la notizia non è vera”.

    Facile allora passare al possibile ritorno ad Iwata e Rossi non si tira indietro. “Sarebbe un’opzione che garantisce una moto sicuramente più competitiva nel breve periodo – ammette – ma non è facile sfidare direttamente Lorenzo, il pilota in questo momento più in forma”. Non una passeggiata, neanche per chi ha vinto nove titoli. “Forse andare in Yamaha richiede più coraggio di quanto ce ne sia voluto nel 2003 – commenta – Anche se la situazione oggi è completamente diversa, dieci anni fa la moto non era veloce, al contrario di adesso”.

    La matassa si ingarbuglia e l’unica certezza è che il capo del filo è stretto nelle dita del campionissimo. “La decisione su cosa fare è solo mia e vi assicuro che i soldi non saranno la discriminante più importante – le sue parole – Queste vacanze di due settimane prima di Indianapolis saranno importanti, potrò valutare la situazione più tranquillamente”. L’ultima parola quando arriverà? “Al più tardi a Brno, ma anche a Indy potrebbe essere possibile” risponde.

    Intanto quello di Laguna Seca non sarà il Gran Premio decisivo per la rinascita della Ducati che tutti si aspettavano. “La fortuna non ci ha aiutato nei test al Mugello – ricorda Valentino – il problema di elettronica ha fermato il lavoro sul nascere e qui avrò una moto molto simile a quella degli altre gare”. La pista gli piace, “ricordo ancora il primo giro in scooter nel 2005, non mi aspettavo che la discesa del Cavatappi fosse così ripida, ma il punto più difficile è la prima curva dopo il rettilineo di partenza”, qualche idea per non sfigurare c’è. “Lo scorso anno con la Ducati non era andata troppo male – ricorda – Avevo avuto delle difficoltà nella prima parte di gara, ma sul finale ero riuscito a tenere un buon passo. Bisogna migliorare”.
 

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