Rossi: ho dimostrato quanto valgo.

 

La fortuna aiuta gli audaci e oggi a Valentino Rossi il coraggio non è certo mancato. Fermo sulla griglia di partenza ha accolto le gocce di pioggia che scivolavano sul casco, la tuta, la Desmosedici come una benedizione. “L’avevo sperato, anche se di solito quando uno conta sul bagnato è perché le cose non vanno troppo bene” scherza. Impossibile che la mente non abbia fatto un tuffo nel passato, a dodici mesi fa quando sulla stessa pista e con le stesse condizioni aveva portato la sua Ducati numero 46 sul podio. E’ successo ancora, anzi è andata ancora meglio, perché l’anno scorso i piloti a tagliare prima di lui il traguardo erano stati due, questa volta uno solo. La ciliegina sulla torta è stata la battaglia, vinta, con Stoner. “Un avversario speciale – lo descrive – con cui è bello combattere. Mi mancava, da quando io sono passato alla Ducati e lui alla Honda non avevamo più avuto occasione di farlo”.

    Ti è passato per la mente il GP di Jerez del 2011?

    “Assolutamente sì, quella volta mi ha tradito la fretta di fare il colpaccio. Mi ero comportato come un pilota alle prime armi e ho sbagliato, buttando a terra anche Casey. Questa volta sono stato più calmo, ho deciso di seguirlo e stare con lui”.

    A un certo punto hai anche perso il contatto con lui.

    “Ho avuto un problema col casco, mi si è appannata la visiera e mi sono preoccupato molto. Non mi era mai successo prima con la pioggia. In qualche modo sono riuscito ad aprire un po’ la visiera e a incastrala, l’inconveniente l’ho risolto ma ho perso 2 o 3 secondi da Stoner e anche Dovizioso e Crutchlow mi si sono rifatti sotto”.

    E’ stato quello il momento più difficile della gara?

    “Gli ultimi dieci giri ho dato il massimo, speravo di arrivare al finale senza il fiato sul collo delle due Yamaha e ho dovuto impegnarmi per non farmi superare e riprendere Stoner”.

    Un secondo posto che vale come una vittoria?

    “Vincere è un’altra cosa, ma è un risultato importante tanto per me che per la mia squadra e tutti gli uomini della Ducati”.

    E’ una rivincita contro chi ti dava per finito?

    “Non corro per queste cose, io sapevo che non era vero e oggi ho avuto semplicemente una possibilità per dimostrarlo. Certo un po’ mi giravano le palle quando sentivo certe critiche nei miei confronti, ma ho reagito con un sorriso. E’ sempre difficile valutare certe situazioni dall’esterno e facile dire che un non vale più niente”.

    La Ducati assomiglia sempre a un motoscafo sull’acqua, hai capito il perché?

    “Non ancora completamente, lo strano è che uno dei nostri punti deboli sull’asciutto, l’accelerazione, oggi era il nostro punto forte. Forse perché sul bagnato dobbiamo tagliare molta potenza e i riusciamo a sfruttare meglio i meno cavalli a disposizioni, a metterli a terra. Anche i problemi di sottosterzo sono più limitati. Alla fine, credo che ogni moto abbia delle particolari caratteristiche nel suo DNA e la Ducati ha quella di andare forte sull’acqua”. Dopo questo risultato, è maggiore il rimpianto per non avere iniziato meglio o la voglia di continuare a migliorare? “Senza dubbio la voglia di rendere la Ducati ancora più competitiva. L’errore fondamentale è stato cedere allo sconforto dopo i primi test, quando ho capito non avrei di nuovo potuto puntare alla vittoria”.

    Passare a un set up simile a quello di Hayden è stata la scelta vincente.

    “Lui e la sua squadra hanno maggiore esperienza con questa moto, ma adesso anche noi abbiamo trovato una buona base su cui lavorare. L’abbiamo dimostrato anche in qualifica”.

    Cosa ci dobbiamo aspettare a Barcellona fra due settimane?

    “Non certo di lottare per il podio, sull’asciutto soffriamo ancora troppo. L’obiettivo sarò quello di avvicinarci alle Yamaha satellite”.

    I test al Mugello mercoledì e giovedì potranno aiutare?

    “Avremo qualcosa di nuovo da provare, si può fare un altro passo avanti”.

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