Vale: “Il mio mondiale più bello”.

Valentino Rossi è riuscito a condensare in una sola giornata la storia di una stagione, correndo una grandissima gara andando a vincere davanti ai suoi due rivali più forti, Stoner e Pedrosa. Il pesarese ha così potuto cogliere l’ottavo mondiale della sua strepitosa carriera alla sua maniera: salendo sul gradino più alto del podio e poi scherzando assieme al clan del fan club. Sulla t-shirt con le scuse per il ritardo c’è anche la ricetta della “zuppa mondiale”, un mix di ingredienti che coinvolge tutto, da Rossi stesso fino a team, moto, gomme, tecnici, eccetera. Il modo di Vale per dire che questa vittoria è merito suo come di tutta la Yamaha che, spronata a lavorare dopo un 2007 disastroso, ha reagito alla grande. “Questo è stato un grande mondiale, difficile, in cui siamo stati molto forti – ha detto subito dopo la gara – rivelandoci veloci in ogni circuito e condizione. Volevo conquistarlo vincendo la gara: le temperature più basse rispetto a ieri ci hanno dato una mano con il grip delle gomme, e poi ero tranquillo perché questa mattina nel warm-up avevamo trovato un assetto molto buono”.

    Rossi ha poi parlato nel dettaglio dell’ottavo titolo, definendolo uno dei più belli della sua carriera: 

    “Questo mondiale è più bello del primo con la Yamaha, nel 2004, comunque importantissimo. In quella stagione arrivavo pur sempre da tre titoli consecutivi con la Honda, anche se il cambiamento fu grande e vincere subito con la Yamaha fu una grande sorpresa per tutti. Nel 2006 ho perso per un po’ di sfortuna e per diversi problemi al motore, ma ero comunque il più veloce in pista. L’anno scorso Stoner invece è stato velocissimo, quindi a inizio 2008 non ero io il favorito numero uno. Per raggiungere il risultato di oggi è stato importante quello che è successo nel 2007, il cambio dalle gomme Michelin alle Bridgestone, e infine i miglioramenti apportati sulla M1. La prima Yamaha 800 cc non era al top, per questo alla fine della scorsa stagione abbiamo discusso molto. Ricordo ancora lo strano meeting che abbiamo fatto a Valencia, io con la mano rotta che parlo con Furusawa. Tutto è partito lì. È poi stato molto importante mettere le persone giuste al posto giusto: alcuni ingegneri erano fuori posto, quest’anno invece abbiamo messo i tecnici adatti per il motore, e anche in pista sono venuti gli ingegneri giusti. Infine era giusto piazzare anche alcuni italiani assieme ai giapponesi per lavorare sull’elettronica. Insomma, abbiamo fatto tante scelte giuste, e perciò siamo risultati competitivi da subito. La prima gara, in Qatar, è stata la peggiore dell’anno: ero sì preoccupato, ma non disperato, sapevo che i risultati sarebbero arrivati”.

    Cosa si prova a tornare in vetta dopo due anni dove hai perso il titolo?

    “Fino al 2005 ho avuto una carriera incredibile: fino a quel momento avevo vinto tutto ciò che c’era da vincere centrando tutti gli obiettivi; ero visto come uno imbattibile. Poi nel 2006 abbiamo iniziato dei problemi, e l’errore più grosso è stato sottovalutarli: arrivando da tanti successi pensavamo ci sarebbe stato il tempo per risolverli con calma. Invece, da lì sono arrivati altri problemi, errori, e anche infortuni. Però in fondo è stato importante, perché ho imparato a perdere, che è la cosa più difficile quando sei abituato a vincere così tanto. Ne sono uscito più forte, e devo ammettere che in questo 2008 ho tenuto la concentrazione più alta di tutta la mia carriera”.

    La stagione non è iniziata benissimo in Qatar, ma poi la situazione è migliorata e nonostante uno Stoner in forma a Laguna sei riuscito a dare la svolta, è così?

    “Sì, certo. All’inizio della stagione la Michelin è apparsa superiore, ma va detto che anche in gare dove le gomme francesi erano in vantaggio abbiamo ottenuto risultati molto buoni: penso a Jerez, o all’Estoril, dove abbiamo guadagnato terreno su Stoner, che di fatto rappresentava il nostro rivale principale. 

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