Rossi intervistato su SKY Sport 2: "Todt non mi voleva in Ferrari".

Sei stato l’uomo che per primo ha unito due mondi che prima erano separati: auto e moto. Ci sono stati i test con la Ferrari, ora Schumi che si dedica alle moto, addirittura c’è chi ha dichiarato di voler guidare una Formula 1, come Stoner. Tu come la vedi? 
    “Direi che sono stato un precursore in questo. Ho iniziato per diventare un pilota di auto, il mio sogno all’inizio era quello di guidare una Formula 1, perché correvo con i Go Kart. Poi, fortunatamente, sono arrivate le mini-moto.”

    Erano anche più economiche allora, no? 
    “Sì, diciamo che l’automobilismo, rispetto al motociclismo, è uno sport per ricchi, perché se non hai i soldi non vai. Quando ho provato la Ferrari è stata una grandissima emozione, anche solo lavorare con loro che sono un team incredibile. Penso sia un sogno per tutti gli italiani appassionati di motori. Siamo stati molto vicini a cambiare sport, poi sono rimasto in Moto Gp e sono contento così, anche se sono curioso di vedere quanto potrei essere veloce.”

    Schumi ha detto che facevi dei risultati incredibili per essere uno che arrivava dalle moto…
    “Sì, sono molto forte. Secondo me, Michael ha visto questa mia prova e ha preso coraggio per provare le moto.”

    Chi ti voleva fortemente in Ferrari? 
    “Domenicali.”

    E chi non ti voleva? 
    “Non lo so. Sicuramente c’era qualcuno che aveva un po’ di dubbi, giusti.”

    Parlava francese? 
    “Todt. Abbiamo parlato tante volte e anche a me aveva detto che aveva delle perplessità, non ne ha fatto molto segreto. Però, ero stato veloce, quindi anche lui si era un po’ ricreduto. È difficile dire come sarei andato, però vedevo una bella atmosfera in Ferrari, tutti i meccanici erano contenti di lavorare con me.”

    Mi viene in mente un’intervista che hai fatto di recente in cui ha dichiarato che quando pensi alla Formula 1 hai grandi rimpianti: perché? 
    “No, non rimpianti, anzi ho detto che rimpianto non è la parola giusta, perché vorrebbe dire che mi sarei pentito di restare in moto, ma non è assolutamente vero. Però, la curiosità di vedere cosa avrei potuto fare è grande e penso che sarebbe stato davvero molto bello. Mi trovavo bene con la macchina. Diciamo che è uno sport molto diverso dal nostro, anche l’atmosfera, il contorno che c’è ai Gran Premi…”

    In senso positivo o negativo? 
    “In senso diverso. Però, mi sento più legato a questo mondo. In Formula 1 sono più seri, più professionali, delle volte anche troppo.”

    A proposito di questo, in Formula 1 non si vede l’ombra di un personaggio come te. Ci sono personaggi simpatici, però nessuno con quelle scenette che fai tu con il tuo fan club, con quella voglia di coinvolgimento nelle vittorie, di felicità. Secondo te perché non ci può essere questa cosa in Formula 1? 
    “Perché ci sono più soldi, è uno sport d’élite. Credo che anche i piloti siano più frenati nelle interviste, nelle dichiarazioni, tante cose non le possono dire. Quindi, anche per i piloti è più difficile, rispetto a noi, dire quello che pensano. Qui è un’atmosfera più sanguigna, fatta di lotte tra piloti, c’è più contatto. La Formula 1, invece, è uno sport un po’ più di ingegneri, di meeting fatti nei camion a cercare l’ultimo mezzo decimo. Sono un po’ differenti i due mondi.

    In Ferrari, però, ho visto una grandissima passione, gente che dedica tutta la propria vita alle macchine, una grande passione per la velocità e questo è importante.
 

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