Isabella, non solo ombrellina del “Dottore”.

Isabella, non solo ombrellina del “Dottore”. 

    L’hospitality di Severino è l’unico ristorante viaggiante presente nel paddock del Motomondiale. Sotto una grande tensostruttura, gara dopo gara, è organizzata una vera e propria sala ristorante, con un grande buffet e tanti tavoli. A gestirla, assieme al fidanzato, c’è Isabella Massa, una biondina dal viso molto dolce e col sorriso sempre sulle labbra. Isabella lavora all’interno dell’hospitality dalla mattina alla sera, ma in TV il suo volto appare forse più di tanti altri protagonisti della MotoGP: la domenica, poco dopo l’ora di pranzo, Isabella si… trasforma infatti nell’ombrellina di Valentino Rossi. Sulla griglia di partenza dei GP europei, a riparare con l’ombrello il casco del pilota numero 46, c’è sempre lei.

    NOME: Isabella
    COGNOME: Massa
    DATA DI NASCITA: 15 giugno 1980
    RESIDENZA: Pesaro
    PROFESSIONE: gestione del servizio ai tavoli nell’hospitality di Severino e, per hobby, “Umbrella Girl” di Valentino Rossi
    DA QUANTI ANNI FAI QUESTO LAVORO: dal 2004, questo è già il 5°anno. Mamma mia quanto tempo!!! 

    Come hai iniziato?
    “Lavoravo nella mia città come commessa in un centro estetico, ma non ero contenta. Quando ho deciso di licenziarmi il mio fidanzato mi proposto di provare a partire con lui per qualche Gp (il fidanzato è il figlio di Severino). Ho iniziato così. Per amore e quasi per gioco”. 

    Come si articola la tua giornata, nei weekend di gara?
    “Noi dormiamo qui nel paddock, all’interno dei motorhome. Dormire fuori sarebbe scomodo e ci farebbe perdere tantissimo tempo. La sveglia suona alle 8.00, non prestissimo, anche perché durante i weekend di gara la nostra giornata lavorativa si conclude intorno alle due di notte. Colazione veloce e poi… al lavoro! C’è la sala da allestire, i tavoli da apparecchiare e il buffet da sistemare. Nel frattempo si preparano i panini da portare nei box, per tecnici e meccanici. Tutto deve essere pronto per mezzogiorno perché a quell’ora iniziano ad arrivare le prime persone. Siamo in due ragazzi a servire ai tavoli. Il lavoro è parecchio frenetico. I clienti entrano ed escono velocemente: nessuno ha molto tempo da dedicare al pranzo nel paddock. Solo verso le 15.00 ci concediamo un po’ di pausa. Ovviamente prima di ricominciare a sistemare la sala e a preparare i tavoli per la cena. Mi piace il mio lavoro, ma… che fatica! L’hospitality segue tutti i GP europei (11 tappe disseminate in Europa) e tutti i viaggi li facciamo al seguito dei quattro TIR che trasportano le cucine e le attrezzature che ci permettono di allestire un vero e proprio ristorante di circuito in circuito. Per arrivare a Jerez ci abbiamo impiegato quasi tre giorni. Non sempre è facile. Gli amici a casa mi dicono “Sei fortunata, viaggi, vedi il mondo, ti diverti”; non posso dire che non sia così, ma oltre all’aspetto ludico c’è molto altro. Ci sono lavoro, fatica ed impegno quotidiano”. 

    Paddock: cosa significa per te questa parola?
    “Cosa significa? (sorride) Il paddock è un villaggio, una piccola città. Ci si conosce e ci si aiuta tutti. Normalmente chi è addetto alle hospitality arriva nei vari circuiti il mercoledì. Noi arriviamo un giorno prima: il martedì montiamo tutto e il mercoledì siamo già pronti a servire tutti quelli che invece devono ancora “costruire” il paddock. E’ come una grande famiglia, c’è solidarietà e affetto. E’ difficile far capire a coloro che non vivono questa realtà cosa significhi veramente ma, per certi versi, è veramente unico”. 

    Sei l’Umbrella Girl storica di Valentino Rossi. Quando hai iniziato?
    “Ma quello non è il mio lavoro! Molti pensano che io faccia solo quello sui campi gara. I commenti da bar si sentono ovunque ma non ci faccio caso. Lo faccio solo per amicizia. Io non faccio la hostess, non mi piacerebbe. Diverse volte mi è stato proposto, ma non fa per me. E poi per noi dell’hospitality la domenica è in assoluto il giorno più stressante. Intorno alle 12.30 smetto di servire ai tavoli e torno di corsa al mio motorhome. Mi cambio, mi pettino e mi trucco. Insomma bisogna avere un certo aspetto…sei comunque inquadrata dalle telecamere e dai fotografi di tutto il mondo...Verso le 13.00 vado in pista e alla partenza della gara mi ricambio e torno al lavoro in hospitality. Un vero tour de force! Ma lo faccio con piacere: Valentino ed io eravamo amici già prima che iniziassi a tenergli l’ombrellino in pista. Una sera scherzando gli dissi: “Dai, domani vengo io a tenerti l’ombrello”. “Vieni, vieni”. Ecco com’è iniziato tutto. Valentino ha vinto quella gara e da quel giorno mi ha sempre chiesto di accompagnarlo in griglia di partenza. Lo rende più tranquillo essere circondato da amici. E poi è superstizioso…”.
 

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